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L’evoluzione del cellulare e il ritorno del MOTOROLA pieghevole

La prima chiamata da telefonia mobile risale al 3 aprile 1973 quando l’ingegnere che lavorava per “Motorola” Martin Cooper ha usato il cellulare per chiamare una diretta concorrente sul mercato. Nel 1983 nasce il “Motorola DynaTAC 8000X” che permetteva di conversare per 30 minuti e di salvare altrettanti numeri. Il costo era elevatissimo, circa tre mila euro. Nel 90 a far concorrenza a Motorola arriva il Nokia che lancia un modello molto più leggero apportando modifiche di peso e dimensione. Nel 96’ nasce il Nokia 6110, primo telefono ad usare un Arm come processore. Al suo interno erano presenti giochi di logica, matematica e l’indimenticabile “Snake”.

Tra il 97 e il 99 nascono a distanza di pochi anni il “Motorola starTac” con l’introduzione del design a conchiglia e poi il “Blackberry”, primo telefonino ad avere una tastiera completa. Nel 2000 viene introdotto il primo telefonino con fotocamera in Giappone e nel 2001 il “Siemens SL45” è primo telefonino con lettore Mp3. Tra il 2004 e il 2006 nasce il Motorola Rzr V3 il telefono più venduto a conchiglia sul pianeta. Nel 2005 abbiamo il “Blackberry” con Internet wi-fi a banda larga. Nel 2008 emerge “Apple” che con la sua tecnologia pionieristica ha cambiato il modo in cui percepiamo i telefoni cellulari.

Dunque, quando furono lanciati per la prima volta i telefoni cellulari non avevano le dimensioni ridotte di oggi, erano alla portata di pochi e usati per precisi scopi in una giornata.


Adesso abbiamo gli smartphone

Gli smartphone sono ormai parte importante della nostra vita: una recente indagine ha dimostrato che guardiamo lo schermo del nostro telefono intelligente in media 150 volte al giorno. Ma come siamo arrivati fino a qui?

LG-SMARTPHONE-EVOLUZIONE

Ce lo spiega questa infografica, che parte dagli anni Ottanta per mostrarci l’evoluzione dei telefonini prima e degli smartphone poi, passando da WAP, fotocamere integrate, touchscreen e mostrando come l’uso del dispositivo è andato via via aumentando e cambiando.

Quindi anche gli smartphone come i cellulari cambiano e a volte c’è la nostalgia del passato, infatti Motorola potrebbe essere stato completamente smascherato prima della sua data di uscita alla fine di questo mese con il suo vecchio modello riproposto in chiave 2019: Motorola Razr 2019!

Evan Blass il famoso leaker tecnologico ha inondato il suo feed Twitter con presunte foto del flessibile Razr. Sembra che il nuovo dispositivo sarà immerso nella nostalgia del 2004, mentre per la prima volta spinge il settore in avanti con un futuristico touchscreen OLED pieghevole. Blass espone il dispositivo da numerose angolazioni, la prima delle quali mostra che il Razr viene aperto dalla sua forma chiusa. Mentre il display flessibile è sfuggente in questo particolare scatto, il corpo e la forma del telefono sono messi a nudo.

Buon Compleanno INTERNET!! Mezzo secolo dopo il primo messaggio tra computer

Internet è nato il 29 Ottobre 1969 alle ore 22:30, in quel preciso istante è stato inviato il primo messaggio tra un computer e un altro.

All’epoca si è usata la rete Arpanet e uno dei sovraintendenti era Leonard Kleinrock.

Intervista de La Repubblica
Leonard Keinrock

Vi ripropongo alcuni pezzi dell’intervista a uno dei padri di Internet:

Perché dice che internet non è invisibile?

“Non è invisibile allo stesso modo in cui l’elettricità è invisibile. È collegata al muro, è sempre lì. Non la vedi ma sai che c’è ed è sempre disponibile. Abbiamo delle interfacce-utente sempre migliori, ma sono ancora troppo goffe, abbiamo ancora i tasti… Internet dovrebbe sparire nell’infrastruttura”.

Per interagire con la rete usiamo sempre di più la voce, scomparirà l’interfaccia?

“Per certi versi sì, ma guardi cos’è la voce. Il nostro cervello ha un potenziale enorme, e come lo interfacciamo con il mondo esterno? Un modo è sbattere la lingua, appunto. Ma anche gesticolare. In questo momento ci sono molti lavori riguardanti interfaccia cervello-computer. Significa interagire con lo schermo del computer direttamente pensando. Queste cose stanno accadendo ora. Darpa, sta investendo un’enorme quantità di risorse in questo campo. 

Pensa che internet sarebbe potuto nascere prima nella storia?

“Probabilmente no, la tecnologia non c’era ancora. Proprio nel 1969 accadde però qualcosa di interessante. Come osservò Larry Roberts, un mio caro amico e responsabile scientifico di Arpa, in quell’anno i costi di commutazione si abbassarono drasticamente. Questo ci permise di concentrarci sull’ottimizzazione delle comunicazioni. Vede, all’epoca la nostra conversazione sarebbe stata regolata da un collegamento trasmissivo dedicato a questa specifica comunicazione. Se per esempio avessi smesso di parlare per grattarmi un attimo il naso, in quel momento il collegamento sarebbe stato sprecato. Ma non si poteva fare altrimenti perché costava troppo cambiare commutazione. Non avendo più un problema di costo, nei momenti di pausa della comunicazione si poteva condividere la connettività e permettere agli altri di usare quel collegamento. Questo si chiama commutazione di pacchetto (packet switching). In sostanza è una manifestazione dell’approccio più generale detto condivisione dinamica delle risorse. È alla base anche di quella che oggi chiamiamo sharing economy, con Airbnb, Uber, ecc”.

Tornando a quel 29 ottobre 1969, ci sarà stato però un momento in cui si è reso conto della portata storica di quel momento?

Internet per venticinque anni non è stato chissà che. Però quando la cosa ha iniziato a raggiungere i consumatori, ad apparire sulle riviste degli aerei, a riguardare miliardi di persone… Allora mi resi conto di poter definire il momento esatto dell’inizio della rivoluzione di internet. Quando il neonato internet ha emesso le prime parole, quel 29 ottobre del 1969”.

Leonard Kleinrock davanti al primo Interface Message Processor (IMP) che ha consentito di inviare il messaggio tra due calcolatori nel 1969.

Leonard Keinrock

Leonard Keinrock

Leonard Keinrock

Leonard Keinrock

LarryRoberts-Leonard Keinrock-Robert Kahn
Mappa collegamenti Internet (CERN)

Parlando delle prime parole… Tutti ricordano la frase storica di Neil Armstrong sulla Luna che pronunciò quello stesso anno. Diciamo che il primo messaggio della rete non è stato altrettanto epico, no?

“Sì, be’, me l’hanno fatto notare in tanti. Ha ricordato Armstrong, ma pensiamo pure alle prime parole pronunciate da Samuel Morse per il primo messaggio telegrafico: Quali cose ha creato Dio (What hath God wrought?). O ancora, Alexander Graham BellVieni qui. Voglio vederti. Frasi potenti, bibliche. Era gente intelligente, che aveva capito il potere mediatico. Noi no”.  L’obiettivo era di poter disporre di un laboratorio informatico collocato per esempio a Venezia da qui, all’Ucla di Los Angeles, senza spostarci. Avere la possibilità di collegare in modo remoto le macchine era lo scopo del network. Quindi dovevamo fare il login da un calcolatore a un altro. Eravamo pronti. Ma come verificare l’esperimento? Charley Kline all’Ucla e Bill Duvall allo Stanford Research Institute erano in contatto telefonico. Pensi all’ironia: usavamo il telefono per testare una tecnologia che in teoria l’avrebbe ucciso. Comunque, si digita la l. Trasmessa. Si digita la o. Trasmessa. Si digita la g… il computer va in crash. Quindi il primo messaggio di internet è stato lo. Col senno di poi ho riconosciuto essere l’inizio di Lo and behold (espressione di sorpresa in inglese, ndr). Stringato, potente e profetico, non potevamo chiedere di meglio”.

L’intervista continua e ad un certo punto gli viene fatta questa domanda:

Ma crede che Zuckerberg possa effettivamente affrontare i problemi di privacy o semplicemente non è in grado di controllare ciò che è diventato Facebook?

“Innanzitutto non mi fido di Zuckerberg e delle sue motivazioni. Non sono altruistiche ma orientate all’avidità del profitto. Bisogna dire però che la difficoltà dei problemi che deve affrontare è grande. Vedi l’hate speech, che implica il tema della libertà di parola. E poi non c’è solo il mondo occidentale ma anche la Russia o la Cina, per esempio. Oltre agli abusi sulla privacy, c’è anche rischio di un internet segmentato a specifici paesi. Le cose potrebbero degenerare prima di migliorare e questa mentalità riflette il nazionalismo e il populismo dilagante nel mondo. C’è quindi sempre un lato buono e cattivo nella tecnologia, solo che ci vorrebbe più sanità mentale tra i leader. E oggi scarseggia un po’”.
Non ho mai usato Facebook. Però sono su Twitter. Ho spedito, credo, due tweet in vita mia. Ah, sono anche su Instagram perché l’ha voluto la mia nipotina. Penso di avere circa dieci foto”.

Quello che mi ha colpito di più di questa intervista è proprio la riflessione finale del Prof. Keynrock:

Ci si può mettere in un angolo a piangere, dicendo che le macchine hanno preso il controllo e l’umanità non ha più valore. Oppure si ammette che la combinazione tra intelligenza umana e artificiale è il vero potere”.

Leonard Keinrock
Auguri Internet

Natural Language processing (NLP), Google rinnova il sistema di ricerca

Il motore di ricerca più utilizzato al mondo Google, rinnoverà il suo sistema di ricerca e permetterà di capire meglio le ricerche più complesse, composte da frasi articolate e con più sostantivi, sarà così importante che modificherà i risultati di una ricerca su dieci.

Algoritmi di Google nel tempo

Cos’è un aggiornamento di algoritmo?

Gli algoritmi di Google sono un sistema complesso che si utilizza per recuperare dati dal suo indice di ricerca e offrire all’istante i migliori risultati possibili.

Il motore di ricerca utilizza una combinazione di algoritmi e diversi segnali di classificazione per indicare le pagine web classificate per rilevanza nelle SERPs ( aggiornamenti piccoli e grandi che riguardano il contenuto delle pagine, movimentando i risultati )

All’inizio Google aggiornava raramente i suoi algoritmi. Ora effettua migliaia di modifiche all’anno.

La maggior parte degli aggiornamenti sono così lievi che passano inosservati. Ovviamente a volte il motore implementa importanti aggiornamenti algoritmici che colpiscono significativamente le SERP. Come nel caso di questo nuovo algoritmo di ricerca di Google.

Il nuovo algoritmo sarebbe già stato testato

I ricercatori di Google davanti a una platea di giornalisti specializzati in temi tecnologici, hanno portato un esempio pratico della nuova tecnologia (NLP) una frase :  “Can you get medicine for someone pharmacy?”. Che in italiano significa all’incirca “Puoi procurarti da una farmacia le medicine per qualcun’altro?”.

Il vecchio sistema di ricerca avrebbe preso la frase come un gruppo indistinto di parole, stando a quanto dice Pandu Nayak, tra i responsabili del sistema di ricerca di Google. Il nuovo sistema invece sarà capace di capire il contesto della frase, e capire quind i che quel “for someone” significa proprio che la domanda riguarda la possibilità di prendere delle medicine per qualcuno che non siamo noi.


GoogleGuarda

La grande differenza rispetto al passato

In poche parole, che i nostri termini di ricerca su Google non saranno ricercati autonomamente, ma verrà sempre considerata la frase nel suo complesso grazie alla nuova tecnologia chiamata BERT ( Bidirectional Encoder Representations from Transformers ): questo sarà un nuovo strumento pensato per implementare il sistema di algoritmi attualmente in uso sul motore di ricerca, ma non rimpiazzerà completamente il sistema.

Ovviamente tutte le informazioni non vengono condivise per via del segreto industriale e ci vorrebbe un vero e proprio esperto solo per capire alcune cose, ma se davvero il sistema di ricerca cambierà drasticamente di sicuro saremo i primi a notarlo!

Quanto inquina una mail?

In meno di un secondo puoi organizzarti per incontrare le persone, inviare documenti urgenti, informare qualcuno, addirittura trasmettere la stessa identica comunicazione a centinaia di contatti nello stesso istante. 

Comodità, immediatezza, velocità, un consistente risparmio di carta e quindi un freno alla deforestazione. I vantaggi sono moltissimi e non si discutono. Siamo sicuri che non esistano degli svantaggi? Il sistema che consente l’invio delle miliardi di email che ogni giorno vengono inviate da una parte all’altra del mondo impone un dispendio di energia e un rilascio di emissioni non indifferente.

tac

Inviare otto email produce Co2 esattamente come percorrere un chilometro in automobile. Lo ha affermato uno studio pubblicato nel 2015 dall’Agenzia francese per il dispendio e la gestione dell’energia.

Quindi, nel concreto, una email da 1 megabyte produce circa 19 grammi di Co2, detto così sembra relativamente poco ma prova a fare il calcolo sapendo che le mail scambiate nel mondo sono circa 100 miliardi!

consumo di energia nel mondo

Possiamo fare qualcosa per inquinare meno?

Si, potremmo ritornare a prendere carta e penna, trovare un nostro spazio per pensare e riflettere, concentrarsi per scegliere le parole da usare ritrovando anche la nostra intimità e scrivere una lettera!!Torniamo a carta e penna, certo facciamo un passo indietro in un certo senso e sarrà più dispendioso a livello mentale ed emotivo ma emetterai meno Co2 e ti renderai conto di non saper più scrivere a mano!